Mese: Novembre 2017

Biglietti aerei: da cosa dipende il prezzo?

Biglietti aerei: alcune volte è possibile trovare biglietti aerei a prezzi super vantaggiosi che però, a distanza di qualche ora, inspiegabilmente subiscono delle impennate.Da cosa dipende questo sbalzo di prezzo? E’ possibile che l’unica variabile sia il tempo?

Poniamo il caso che l’intenzione sia quella di concedersi una pausa a New York. Partenza il 6 novembre con ritorno otto giorni dopo: l’app sul cellulare calcola 382 euro, tasse incluse, ci troviamo fermi sulla metropolitana in una zona periferica di Milano. Pochi minuti dopo si tenta l’acquisto, stavolta dal computer di lavoro, in pieno centro: il prezzo per lo stesso volo e la stessa classe è di 421 euro.


Verrebbe da pensare che intanto qualcun altro ha prenotato il biglietto, riducendo i sedili liberi a disposizione e dunque incrementando il valore dei biglietti aerei successivi, ma la verità è che l’algoritmo del vettore ha fatto un’analisi molto più tecnica e sofisticata: ha notato, infatti, che il viaggiatore, una volta davanti alla scrivania nell’ orario di lavoro, si trova in un’area dove il reddito medio è elevato, ovvero il centro città, quindi magari la trasferta è per motivi professionali e a pagare sarebbe l’azienda.
L’ambito di cui si sta parlando viene definito «Airline Revenue Management», vale a dire, dimmi dove ti colleghi, quando e con quale dispositivo così potrò stabilire il prezzo massimo che riesco a farti pagare”. 

Il tutto è reso possibile grazie ai big data, ovvero l’insieme di informazioni digitali raccolte da ogni tipo di fonte possibile e incrociati tra loro.
Rafi Mohammed, noto consulente sulle strategie di prezzo, nell’ ultimo numero della rivista Harvard Business commenta dicendo che tale algoritmo può essere visto come la versione moderna del rivenditore di auto: 

Se a quelli bravi bastano osservare con un semplice sguardo l’abbigliamento del cliente e porgli qualche domanda sulla residenza e sulla professione per intuire quale cifra può spendere al massimo per un veicolo, allo stesso modo funzionano anche gli algoritmi elaborati per conto di alcune compagnie aeree e motori di ricerca dei viaggi.


Mohammed ha raccontato di come la discriminazione tariffaria abbia colpito anche lui. Usando, infatti l’applicazione di Orbitz per un pacchetto vacanza nella Grande Mela, veniva fornito un prezzo, ma quando si decideva di acquistarlo da un computer, la cifra era più alta del 6,5%.


La società ha spiegato che tale variazione dipenderebbe dalla fluttuazione tipica della domanda e della risposta. Di contro viene ribattuto che, a parità di servizio, a certi utenti vengono mostrati prezzi diversi dagli altri. Naturalmente piccoli e grandi vettori smentiscono in maniera ufficiale, ma ufficiosamente diversi di loro decidono i prezzi usando i big data per massimizzare i profitti all’interno di una stessa classe di volo. In una Economy è possibile trovare fino a quindici diverse fasce di prezzo. Così il viaggio da Milano a New York, a parità di sedile, può costare 300 o 900 euro.


Ma come funziona l’algoritmo per il calcolo dei prezzi dei biglietti aerei?
Innanzitutto la variabile più importante da considerare è la geolocalizzazione. L’algoritmo riesce a localizzare l’utente incrociando i dati del suo posizionamento, in centro o in periferia, in città o in campagna, al Nord o al Sud con le fasce di reddito relative di ogni area.


Il dispositivo elettronico utilizzato è un’altra variabile rilevante: su tablet e smartphone infatti compare un prezzo diverso, di solito più elevato, a parità di località, rispetto al computer.
Sul costo finale, influisce anche il sistema operativo utilizzato: iOs, di Apple, è considerato fascia medio-alta a differenza di Android, che verrebbe utilizzato di più da chi ha una capacità di spesa inferiore.
Infine c’è la questione tempo

Le prenotazioni nei primi cinque giorni della settimana hanno generalmente tariffe più elevate: l’algoritmo ipotizza si tratti di viaggi di lavoro. Da venerdì a domenica il discorso si capovolge e la sera la media si abbassa: l’incrocio dei big data immagina che si tratti di un viaggio di piacere o di un’esigenza familiare.
A questo punto viene da chiedersi se questa personalizzazione dei prezzi sia etica o se, come afferma Mohammed, senza volerlo provochi dei risultati ingiusti.

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